Il nostro territorio

La Città di Oristano

La città di Oristano è situata nella parte occidentale della Sardegna e sorge nel campidano, pianura alluvionale del fiume Tirso. Fu fondata nel 1070 dai profughi di Tharros, che avevano deciso di abbandonare le loro case a causa dei continui attacchi dei pirati. La città fu chiamata Maristanis o Aristanis.

Oristano divenne la capitale del giudicato di Arborea e trovò il suo massimo splendore nei periodi di governo di Mariano IV e di Eleonora D’arborea.

Dopo la sconfitta a Sanluri nel 1409 di Guglielmo II da parte dell’esercito del Regno di Sardegna, Oristano passò sotto la dominazione spagnola. Abbandonata ad incursioni di pirati, sommosse popolari, pestilenze e carestie, alla fine del 1600 divenne l’ultima fra le città regie della Sardegna. Neppure con l’avvento dei Savoia nel 1718 la situazione cambiò. Oristano venne privata delle funzioni amministrative e venne lasciata all’abbandono.

Tra i vari monumenti, testimonianza del passato, ricordiamo:

1) Porta manna: Come attesta una epigrafe posta al suo interno, la torre fu eretta nel 1291 per volere del Giudice Mariano II. Faceva parte dell’antica cinta muraria di Oristano, di cui costituisce l’ultimo avanzo.

2) Duomo Beata Vergine Assunta: Il Duomo è stato ricostruito nei secoli XVIII e XIX sulle antiche strutture risalenti al 1200/1300. Al suo interno sono presenti vari stili, tra i quali trova maggior riscontro il Barocco ed il Neoclassico.

3) Chiesa di S: Francesco: Di forme Neoclassiche, fu eretta nel 1838, ad opera dell’architetto Cima, sulle rovine di un’altra chiesa. L’interni, a pianta centrale, custodisce il “Crocifisso di Nicodemo “, di scuola spagnola e risalente al ‘300.

4) casa di Eleonora D’Arborea: E’ un edificio risalente al Cinquecento, con influssi del Rinascimento italiano ed è considerata l’abitazione della Giudicessa Eleonora d’Arborea, alla quale si deve la famosa Carta de Logu ossia un codice di leggi medioevale di fondamentale importanza.

La manifestazione più importante è la Sartiglia: giostra equestre di origine medievale, eredità lasciata dalla dominazione catalana, che si tiene l'ultima domenica e l'ultimo martedì di carnevale. È corsa dai due gremi più antichi di Oristano: il gremio dei contadini, che corre la domenica; il gremio dei falegnami che corre il martedì. Il capo-corsa è "Su Componidori", lo accompagna il secondo "Su Secundu", il terzo "Su Terzu Cumpoi" e un certo numero di cavalieri. Partecipano alla sartiglia 40 pariglie, scelte tramite selezioni, per un totale di 120 cavalieri.

la particolarità di "Su Componidori" è che dal momento in cui gli viene apposta sul viso la tradizionale maschera non potrà assolutamente più toccare terra fino al termine della manifestazione, che si concluderà circa 6/7 ore dopo; tradizione vuole che una sua eventuale caduta da cavallo porti a una annata di carestia e sciagure in genere. Ciascun cavaliere prende la rincorsa lungo la via Duomo "seu de Santa Maria" e tenta di raggiungere con la spada una stella appesa ad un nastro, posto a circa metà del percorso. Tradizione vuole che maggiore sia il numero delle stelle conquistato, migliore sarebbe l'auspicio della fortuna, la fertilità dei campi nel nuovo anno.

A fine corsa, "Su Componidori" benedice la folla con un mazzolino di viole "Sa Pippia de Maiu".
Dopo la Sartiglia si corre la "Pariglia", lungo "s'arruga de Santu Sebastianu" l'attuale via Mazzini. I cavalieri, in questo caso corrono a tre per volta, combinandosi in varie figure, con temerarie acrobazie, in piedi sulle groppe degli animali e in vari altri modi, formando triadi, si esibiscono in evoluzioni sui cavalli in corsa.

Dintorni di Oristano

Tharros

All’estremità meridionale della Penisola del Sinis sorge la cittadina di Tharros, importante perché ospita un sito archeologico comprendente resti della città romana VI sec., un tempio punico del IV-III sec. a.C. ed un santuario di età fenicia.

Cabras

A pochi chilometri da Oristano, sorge Cabras, una piccola cittadina ai bordi dello stagno omonimo, uno tra i più grandi di acqua dolce della Sardegna.

Da Cabras è possibile raggiungere, attraverso una strada ricca di storia, la località balneare di San Giovanni di Sinis, famosa per le caratteristiche baracche dei pescatori costruite in legno e giunco.

Da vedere a San Giovanni è la chiesa di San Salvatore di Sinis, risalente al VI sec. a.C. e caratterizzata da una cupola rossa di gusto orientale.
La chiesa è circondata dalle bianche case dei pellegrini, dette cumbessias, abitate per nove giorni all’anno, tra agosto e settembre, in occasione della novena per la festa del santo.

Suggestiva anche la Torre spagnola, dalla quale è possibile godere di un meraviglioso panorama che spazia su tutta la penisola del Sinis.

Da vedere nei pressi di Oristano anche il borgo marino di Torregrande, località turistica molto amata dagli oristanesi, con le sue bancarelle di artigiani locali sul lungomare.

Per quanto riguarda le tradizioni enogastronomiche, tra i vari prodotti tipici del luogo troviamo i formaggi dolci e i salumi di montagna, come guanciale e pancetta, preparati in maniera semplice e tradizionale. Tra i piatti tradizionali ricordiamo la bottarga, un antipasto chiamato il caviale dei sardi, a base di uova di muggine, e un primo molto gustoso, i Malloreddus alla campidanese, gnocchetti fatti a mano conditi con pomodoro, salsiccia e pecorino sardo.

Tra di dolci, da gustare il Gateau, un dolce a forma di rombo a base di mandorle, miele o zucchero.

Oristano è anche la città della Vernaccia, un vino pregiato prodotto da vitigno autoctono e secondo la tradizione, formato dalle lacrime di Santa Giusta, protettrice di Oristano.
Questo vino, dal gusto secco e dal retrogusto di mandorle amare, viene affinato in botti di castagno o di rovere tenute in parte vuote e in ambienti caratterizzati da forti sbalzi termici.

Tra i piatti tipici sono da menzionare gli spaghetti alla bottarga (con uova di muggine essicate e grattugiate), i ravioli con ripieno a base di pesce, i malloreddus all'oristanese, a base di spinaci e panna, i sos maccarrones de urta con formaggio sciolto e pere e il risotto alla pescatora. Tra i secondi piatti c'è grande abbondanza di anguille, muggini e capitoni, nonostante non manchino piatti a base di carne.

L'artigianato oristanese vanta tradizioni antichissime, conserva immutati nel tempo tecniche di produzione e motivi ornamentali che rendono i manufatti realizzati opere di elevato pregio qualitativo.
 
Di straordinaria importanza la lavorazione artigianale e artistica della ceramica e, inoltre, famosi sono i gioielli di Oristano, realizzati da orafi e argentieri abilissimi nella lavorazione della filigrana.

Molto sviluppata è anche l’arte dell'intreccio, che offre manufatti di grande complessità estetica e si utilizza per realizzare 'su fassoni', imbarcazione tipica del luogo e particolarmente adatta a praticare la pesca nei numerosi stagni della zona.

La costa dell’Oristanese

Le coste del Sinis, ad esempio, sono ancora allo stato naturale e così ampi tratti del litorale che si integrano con le pinete e gli specchi d'acqua circostanti, dimora dei fenicotteri rosa e di altre specie ornitologiche, paesaggi e siti ideali per le attività equestri e quelle da diporto e a carattere ambientale e archeologico.

Si tratta di percorsi che partendo dalla Valle da Pesca di Marceddì attraverso Arborea e la sua bonifica agraria, toccano Santa Giusta, lo stagno omonimo, la basilica romanico - pisana, la città sepolta di Othoca, costeggiano il porto industriale, per giungere alla città di Oristano, alla marina di Torregrande e al suo porticciolo turistico e da pesca.

Poi, attraverso gli stagni e le peschiere di Cabras, verso Tharros, i nuraghi, la costa del Sinis, Capo San Marco e l'oasi naturalistica di 'Turre Seu'. Un insieme incomparabile di bellezze che verso nord viene esaltato dalle scogliere di 'Su Tingiosu', dalla marina di San Vero Milis, dall'immensa pineta di Is Arenas e dai bianchi scogli di S'Archittu, dalla città di Cornus e dal litorale di Tresnuraghes.

Il tema marino appare dominante ,ma non di minore rilievo è l'attrattiva offerta dal turismo montano con il sistema del Montiferru e dalle comunità che vi risiedono, sino alla borgata di San Leonardo, la diga del Tirso e i territori del Ghilarzese e del Barigadu, per scendere nuovamente a valle, costeggiando il fiume Tirso e le terme di Fordongianus, per poi proseguire verso il Castello di Medusa di Samugheo ed il Rio Flumineddu di Asuni per giungere al monte Arci e al dolce paesaggio delle colline della Marmilla di Ales e di Mogoro, ricche di tradizioni artigiane.

SARDEGNA
Isola del Mediterraneo